In Italia lavorano oltre 300 mila assistenti familiari, una presenza fondamentale per sostenere anziani e persone non autosufficienti all’interno delle famiglie. Si tratta di una figura sempre più centrale in un Paese che invecchia rapidamente e in cui la domanda di assistenza domiciliare è in costante crescita.
Secondo diverse analisi sul settore, tra cui il 5° Report di ricerca di Fidaldo, ogni anno si qualificano professionalmente solo tra le 3mila e le 4mila lavoratrici, pari ad appena l’1% del totale. Un dato che evidenzia chiaramente come il sistema formativo sia ancora insufficiente rispetto ai bisogni reali del settore, soprattutto se si considera l’aumento della popolazione anziana e la crescente richiesta di servizi di cura a domicilio.
Un sistema formativo frammentato tra le Regioni
Uno dei problemi principali riguarda la forte disomogeneità territoriale. In Italia la formazione delle assistenti familiari è competenza delle Regioni, e questo comporta differenze molto significative tra un territorio e l’altro.
La durata dei corsi può variare da 60 fino a oltre 600 ore, così come cambiano i contenuti didattici, la presenza di tirocini pratici, il riconoscimento dei crediti formativi e le modalità di erogazione delle lezioni. In alcune regioni la formazione a distanza è ampiamente utilizzata per facilitare l’accesso ai corsi, soprattutto per lavoratrici straniere o già occupate, mentre in altre è ancora poco diffusa o addirittura esclusa.
Il risultato è un sistema fortemente frammentato, in cui il livello di preparazione professionale può dipendere più dal luogo di residenza che da standard nazionali condivisi e riconoscibili. Questa situazione rende anche più difficile valorizzare la professione e garantire alle famiglie competenze omogenee sul territorio.
Le nuove linee guida nazionali del 2025
Per affrontare queste criticità, nel 2025 sono state adottate nuove linee guida nazionali sugli standard formativi delle assistenti familiari. L’obiettivo è definire profili professionali più chiari e uniformi, introducendo percorsi modulari comuni che possano essere applicati in tutte le regioni.
Le linee guida puntano anche a valorizzare le competenze maturate sul campo, riconoscendo l’esperienza lavorativa di molte assistenti familiari che svolgono questo lavoro da anni ma senza una certificazione formale. Questo approccio potrebbe facilitare l’accesso alla qualifica professionale e contribuire a rafforzare il riconoscimento della professione.
Si tratta di un passo importante verso una maggiore uniformità del sistema, ma la loro efficacia dipenderà dal recepimento concreto da parte delle Regioni e dalla capacità di trasformare queste indicazioni in percorsi formativi realmente attivati, accessibili e finanziati.
Il nodo delle risorse e il futuro della formazione
Un altro elemento centrale riguarda la disponibilità di risorse economiche. Negli ultimi anni molti corsi di formazione per assistenti familiari sono stati sostenuti dal Programma GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori), inserito nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Questi finanziamenti hanno permesso di attivare percorsi formativi gratuiti in diverse regioni, ampliando l’accesso alla qualificazione professionale. Tuttavia, il programma ha una scadenza prevista nel 2026, e senza nuovi fondi strutturali esiste il rischio che l’offerta formativa diminuisca proprio mentre la domanda di assistenza continua a crescere.
Investire nella formazione delle assistenti familiari significa non solo migliorare le competenze individuali delle lavoratrici, ma anche rafforzare la qualità dell’assistenza, garantire maggiore tutela professionale e contribuire alla sostenibilità del sistema di welfare italiano. In un contesto demografico segnato dall’invecchiamento della popolazione, sviluppare percorsi formativi accessibili e strutturati rappresenta quindi una delle sfide principali per il futuro della cura nel Paese.

