In Italia il lavoro domestico è diventato uno dei pilastri silenziosi del welfare familiare. Con l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle persone non autosufficienti, sempre più famiglie si affidano a colf e badanti per gestire l’assistenza quotidiana. Tuttavia, dietro questa crescita si nasconde una fragilità strutturale che continua a caratterizzare il settore: l’elevata diffusione del lavoro irregolare.
Secondo le ultime stime dell’Osservatorio Domina, il tasso di irregolarità nel lavoro domestico ha raggiunto il 48,8%, un dato nettamente superiore alla media nazionale degli altri comparti produttivi . Significa che quasi un rapporto di lavoro su due si sviluppa in forme totalmente o parzialmente sommerse, con conseguenze economiche e sociali che coinvolgono lavoratrici, famiglie e istituzioni.
Un settore sempre più centrale nell’Italia che invecchia
La crescita del lavoro domestico è strettamente collegata all’evoluzione demografica del Paese. L’Italia è oggi tra gli Stati europei con l’età media più elevata e il numero di anziani destinati ad aver bisogno di assistenza continuerà ad aumentare nei prossimi anni.
Secondo le proiezioni di Assindatcolf e IDOS, entro il 2029 serviranno oltre 2,2 milioni di lavoratori domestici tra colf e badanti per coprire il fabbisogno delle famiglie italiane . Una crescita che riguarda soprattutto le badanti, ormai diventate la figura prevalente nel settore rispetto alle colf tradizionali.
Questo cambiamento riflette l’evoluzione dei bisogni sociali: sempre più famiglie richiedono assistenza continuativa per anziani fragili o non autosufficienti, spesso in assenza di servizi pubblici sufficienti.
Il peso del lavoro nero
Nonostante la crescente centralità del comparto, il lavoro domestico continua a essere segnato da un’elevata presenza di sommerso. Le cause sono molteplici: il costo dell’assistenza, la difficoltà economica delle famiglie, procedure burocratiche complesse e un sistema di sostegni pubblici ancora limitato.
In molti casi, il ricorso al lavoro irregolare viene percepito come una soluzione economicamente più sostenibile. Tuttavia, questo comporta effetti significativi: le lavoratrici perdono diritti e tutele previdenziali, mentre lo Stato subisce una riduzione delle entrate fiscali e contributive.
Secondo diverse analisi, il valore economico complessivo del lavoro domestico supera i 17 miliardi di euro, ma una quota rilevante continua a sfuggire ai canali ufficiali .
Famiglie sempre più dipendenti dall’assistenza privata
Negli ultimi anni il sistema di cura italiano si è progressivamente spostato verso un modello fortemente basato sulle famiglie. Sempre più spesso sono i nuclei familiari a sostenere direttamente i costi dell’assistenza, assumendo badanti o organizzando forme di supporto privato.
Questo fenomeno è particolarmente evidente nelle aree dove i servizi territoriali risultano meno sviluppati. Le differenze regionali restano marcate: alcune regioni del Centro-Nord registrano un maggiore ricorso all’assistenza privata, mentre nel Mezzogiorno il lavoro domestico irregolare tende a essere ancora più diffuso.
Il rischio è quello di accentuare le disuguaglianze territoriali e sociali nell’accesso alla cura, soprattutto per le famiglie con redditi più bassi.
Un settore indispensabile ma ancora fragile
Nonostante le criticità, il lavoro domestico continua a sostenere una parte essenziale del welfare italiano. Senza il contributo di colf e badanti, molte famiglie si troverebbero prive di un supporto fondamentale nella gestione quotidiana della cura.
Tuttavia, il settore resta caratterizzato da fragilità strutturali: lavoro sommerso, carenza di tutele, difficoltà di regolarizzazione e crescente carenza di personale. Anche l’invecchiamento delle stesse lavoratrici rappresenta un elemento di preoccupazione per il futuro del comparto.
Per affrontare queste criticità, secondo associazioni di categoria e osservatori del settore, sarà necessario rafforzare gli strumenti di sostegno alle famiglie, incentivare la regolarizzazione e riconoscere in modo più stabile il valore economico e sociale del lavoro di cura. In assenza di interventi strutturali, il rischio è che uno dei pilastri invisibili del welfare italiano continui a reggersi su un equilibrio sempre più precario.


